L’arco alla Dragonetti

On dicembre 15, 2014

Se l’attività di strumentista virtuoso costituisce senz’altro l’aspetto più interessante della figura di Dragonetti, non è da sottovalutare l’importante ruolo anche dal punto di vista didattico.

Pur non avendo creato una vera e propria scuola, introdusse una nuova tecnica d’arco ( creando uno staccato percussivo mai udito sino allora) progettò e adottò un nuovo arco, detto appunto “alla Dragonetti”, caratterizzato da una bacchetta con una curvatura convessa molto accentuata e da un impugnatura con palmo della mano rivolta verso l’alto, contribui considerevolmente alla stabilizzazione dell’accordatura per quarte.

archetto

Arco appartenuto a Dragonetti, conservato nel museo della Basilica di San Marco a Venezia

L’impugnatura utilizzata da Dragonetti, con palmo rivolto verso l’alto, ha origine molto prima del XIX secolo ( come è possibile notare in questa iconografia del pittore Pieter Lastman del XVII secolo), viene ancora utilizzata oggi in diversi paesi europei e extraeuropei, con diverse varianti in relazione all’area geografica.

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Pieter Lastam (David musico) ———————————— Impugnatura dell’arco “alla Dragonetti”

 

Nell’impugnatura “alla Dragonetti” il mignolo, a causa della curvatura eccezionale della bacchetta, veniva posizionato sopra il crine in corrispondenza dell’estremità del tallone.

Questa tipologia di arco, pur avendo avuto importanza storica, è da considerarsi comunque di transizione, nel corso degli anni infatti la curvatura tendeva ad essere diminuita fino a diventare leggermente concava come negli archi utilizzati ai nostri giorni.

     

In questo video ho eseguito il waltzer n. 1 di Domenico Dragonetti utilizzando  una copia particolarmente accurata del suo arco fatta dall’archettaio  Edward J Shillitoe .

È giusto sottolineare come le composizioni di Dragonetti, dai “Soli” ai “Waltzer”, abbiano contribuito notevolmente alla stabilizzazione dell’accordatura in quarte.

Esplorando una vasta gamma di tonalità, hanno sicuramente messo in evidenza l’inadeguatezza di altri sistemi di accordatura, ad esempio quella viennese ( la-re-fa#-la), nell’utilizzo di centri tonali che non permettessero l’utilizzo delle corde a vuoto.

 

 

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